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Ultima modifica: 21 marzo 2018

Malalai Joya nel nostro istituto

Si è aperto con un momento di grande commozione, l’intervento dell’attivista afghana Malalai Joya nel nostro istituto: salutando gli studenti, ha comunicato il grave attentato verificatosi a Kabul questa mattina. Un attacco suicida che cade nel giorno del capodanno, perpetrato contro “giovani che hanno la mente aperta, contro la mia gente”.

Nel corso dell’intervento, reso possibile grazie all’associazione “Insieme si può”, Malalai Joya ha spiegato con toni accorati la propria determinazione nel ricoprire un ruolo che sente proprio sin da quando, ancora bambina, dovette fuggire a seguito dell’occupazione dell’Afghanistan. “Ho studiato in un campo per profughi e lì ho avvertito la necessità di diventare a mia volta insegnante per far sì che tanti come me potessero apprendere e quindi sentirsi liberi. Anche indossare il burqa è stato per me un modo per rendere libero il sapere: sebbene non accettassi di indossarlo, mi serviva perché sotto di lui nascondevo i libri ed era più facile portarli con me”.

E proprio il suo bisogno di libertà l’ha portata a denunciare pubblicamente il Parlamento afghano, attirando su di sé gli anatemi e una spirale di violenza che l’ha vista sfuggire ad almeno sette attentati. “Ma quanti vogliono togliermi la parola non capiscono di ottenere l’esatto contrario – ha spiegato Malalai -. Infatti, meno si sforzano di farmi parlare, più gente vuole sapere e conoscere, anche in ambito internazionale, e questo è quanto mi spinge a portare avanti la mia battaglia di parole e verità”.

Malalai ha inoltre sottolineato come il suo paese abbia una storia gloriosa che varrebbe la pena conoscere; storia che oggi è fatta di “persone che mi aiutano anche a rischio delle loro stesse vite. Gente che crede nella cultura e nell’apertura mentale, che ritiene ingiusto costringere le bambine a sposarsi prima dei 18 anni, che respinge la violenza, la corruzione, la misoginia”.

“Ciò che voglio – ha concluso Malalai prima di salutare gli studenti che hanno scritto per lei un testo rap – è rompere il silenzio contro la brutalità dell’ingiustizia: per questo devo tornare nel Parlamento afghano, anche se preferirei rimanere un’attivista per i diritti di tutti”.

 

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